Il Carnevale in Molise e Sardegna della tradizione contadina

1 Feb , 2012  

Carnevale in Molise

Il Carnevale in tutta Italia è sinonimo di feste in maschera, dolci tipici e carri allegorici, ma ogni città ha la sua personalissima tradizione e in alcuni casi le celebrazioni nel periodo più pazzo dell’anno sono particolarmente bizzarre. Spesso quelli che potrebbero apparire come strani riti hanno origini antiche e radicate nel territorio,  è perciò divertente scoprirle per conoscere meglio il territorio.



Le tradizioni contadine del Molise riprendono vita nel periodo di Carnevale con rievocazioni e messe in scena a dir poco suggestive.
A Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia, ad esempio il protagonista assoluto del Carnevale è l’uomo cervo, una creatura antropomorfa che trova la sua origine nell’antica mitologia pastorale. Un uomo vestito da cervo, con addosso pelli di capra, corna e campanacci, si aggira per questo paesino dando il via alla “caccia al cervo” durante la quale praticamente tutti si mettono alla ricerca di questo strano personaggio per diverse ore. A fine giornata l’uomo cervo viene catturato, processato e viene simulata la sua uccisione che allegoricamente simboleggia espiazione.

Decisamente meno cruente le celebrazioni che si svolgono l’ultima domenica di Carnevale a Cercepiccola, in provincia di Campobasso. Il Carnevale dei Mesi viene festeggiato attraverso una commedia popolare interpretata da 32 personaggi che impersonano, tra i vari, i dodici mesi dell’anno che danno il nome a questa festa dal sapore contadino.

Ancora in Molise, a Tufara per la precisione, a Carnevale è di scena la mascherata del Diavolo, tradizione che ha origine negli antichi riti di purificazione dal male tipici del mondo contadino. Si comincia nelle prime ore del pomeriggio dell’ultimo giorno del carnevale quando gruppi di musicisti accompagnano la madre e il padre del Carnevale in giro per le strade della città. Contemporaneamente un corteo di uomini vestiti di bianco rappresenta la morte e viene chiuso dal Diavolo, ricoperto da pelle di capra, che viene tenuto incatenato da tre figure monastiche. A fine giornata un pupazzo raffigurante la peccaminosa festa viene gettato dalle mura del castello e il Diavolo infierisce scaraventandolo dalla rupe.

Carnevale in Sardegna

In Sardegna il Carnevale di Mamoiada è sicuramente tra i più famosi grazie ai celebri, quanto inquietanti, Mamuthones.
Queste strane creature che sfilano per la città hanno origini incerte, ma una delle ipotesi più accreditate è che rappresentino la vittoria dei pastori della Barbagia sugli invasori saraceni, raffigurati con maschere scure. Queste maschere hanno un pregiato valore artigianale, sono infatti scolpite a mano nel legno. Questa celebrazione inizia con la festa di Sant’Antonio Abate (16-17 gennaio) e si conclude nel giorno del martedì grasso con la sfilata del Juvanne Martis Sero, un fantoccio portato in giro per la città su un carro.

A Oristano il fulcro del Carnevale è la Sartiglia, un gioco equestre, molto simile alla giostra saracena, che fu importato in Europa dai crociati nel dodicesimo secolo. I cavalieri che partecipano alla Sartiglia devono infilzare una stella metallica con la lancia o con la spada mentre la gente acclama “su cumpoidori”.Fino ai primi anni del ‘900 veniva rievocato addirittura uno scontro tra cavalieri, che al galoppo incrociavano le spade simulando una sfida. Questa parte della manifestazione fu soppressa perché ritenuta troppo pericolosa, ma la Sartiglia non ha certo perso fascino e ancora oggi è un evento sentito e coinvolgente.



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