Spagna: il turismo non conosce crisi

6 Lug , 2012  

turismo spagnolo non conosce crisi

Nel mese di giugno 99.000 disoccupati in Spagna hanno trovato un lavoro. Si tratta del miglior dato registrato in questo periodo dell’anno dal 1996. Tradizionalmente, giugno è positivo in termini di posti di lavoro, proprio grazie al turismo, che rappresenta un trampolino di (ri)lancio, proprio all’apprissimarsi della stagione di punta. Il settore dei servizi ha registrato un calo del numero dei disoccupati, pari almeno a 52.600 unità. Gli impieghi legati al settore del turismo sono spesso stagionali, ma in un paese dove il 24,4% della forza lavoro è disoccupata, un settore capace di offrire 2,5 milioni di posti di lavoro, non deve essere certo trascurato. Anzi: è proprio dal turismo che può giungere una boccata d’ossigeno per la tormentata economia spagnola.



Di fatto  il governo considera il turismo come una “priorità strategica” per la ripresa economica tra il 2012 e il 2015 e ha annunciato misure per liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali nelle zone turistiche il lunedì. Tuttavia, il rigore imposto dalle generalizzate politica di austerità, non ha risparmiato nemmeno il settore turistico. Così, dopo aver aumentato le tasse aeroportuali, il governo di Mariano Rajoy potrebbe rivedere al rialzo l’aliquota ridotta applicata al settore. Ogni  punto percentuale in più si tradurrebbe in un calo del fatturato annuo di un miliardo di euro.

Il turismo è ormai un pilastro relativamente stabile dell’economia iberica. Basti pensare che contribuisce per oltre  il 10% alla formazione del PIL del paese. Nel 2011, il settore è cresciuto del 2,4%, grazie all’incremento del numero di visitatori stranieri (+ 6,5%) trainato dalla ripresa in alcuni paesi e dalla deviazione dei flussi a causa della “Primavera araba”. Nel 2012, Exceltur, il sindacato di settore, si aspetta una crescita più lenta, soprattutto in virtù della debole domanda interna, minata dalla recessione. Il contributo di questo settore dovrebbe essere tuttavia positivo (+ 0,2%) in uno scenario economico si attende una contrazione delle attività pari all’1,7%.

Tuttavia, concentrandosi e scommettendo sul turismo, il governo sta accettando una sfida che può sembrare a breve termine, mentre la Spagna cerca risolutamente di riformare il proprio modello di business verso settori ad alto valore aggiunto e di esportazione, dopo il disastro della bolla immobiliare. Certo il turismo crea posti di lavoro, ma spesso sono a bassa produttività. In tempi di crisi, la Spagna non può comunque allontanarsi dalla manna del turismo. Inoltre, i disoccupati usciti dalle industrie, non possono essere riqualificati in settori ad alta produttività, non solo perché non hanno una formazione adeguata, ma anche perché l’emergere di nuovi settori richiede tempo. Il turismo, che è abbastanza rilevante in termini di attività, è l’unico settore in grado di assorbire questa forza lavoro.

E’ quindi difficile rinunciare a un turismo di sole e spiaggia, che ha fatto la fortuna delle coste del Mediterraneo, anche se il turismo di massa, la cui crescita risale agli anni ‘60, ha portato alla distruzione sistematica delle coste spagnole. L’offerta in questo settore si è ampliata nel corso degli anni del boom, declinandosi nella proliferazione di campi da golf, porti turistici sul mare e strutture da diporto, perpetuando in tal modo gli errori del passato.

vacanze-spagna-turismo

Con la crisi, la questione della redditività delle poche zone turistiche costiere ancora intatte con la costruzione di resort e residences,  è riemersa. Ciononostante, la Spagna sta cercando di diversificare la propria offerta turistica, soprattutto per far fronte alla concorrenza di tutto il Mediterraneo. Si sta sviluppando il turismo culturale, enogastronomico, con più alto valore aggiunto, e di attrarre un diverso tipo di clientela. Il museo Guggenheim a Bilbao è un esempio di questa nuova tendenza. Ma il turismo classico, quello per cui il paese è noto in tutto il mondo, fatto di sole, piaggia e movida, rimarrà certamente alla base del modello turistico spagnolo.

La Spagna, con la crisi delle sue banche, sta probabilmente peggio dell’Italia. Ma a conti fatti, e dati alla mano,  il turismo, interno e non, sembra non stia accusando il colpo. Sarà grazie al carattere del popolo spagnolo, solare ed entusiasta. O forse perché a  livello turistico gli spagnoli ci sanno fare. Nei primi cinque mesi di quest’anno, 19 milioni i turisti stranieri hanno visitato la Spagna, con un aumento del 2,4% rispetto al 2011. La maggior parte proviene da Regno Unito, Germania e Francia, ma l’incremento più significativo si registra nei flussi turistici provenienti dalla Svizzera e dagli Stati Uniti.

I cartelli con le scritte “vendesi” e “affittasi”, esporti sulle vetrine dei negozi o sulle porte di case e immobili, non mancano – proprio il crollo del mercato immobilaire è stato tra i fattori alla base dello scoppio della crisi. Ma i tavolini dei bar sono pieni di turisti, così come i ristoranti, i negozi e i centri commerciali di lusso dove la gente si affolla a comprare.  Ed è quasi difficile trovare posto in un albergo. A passeggiare per la capitale, o per le maggiori località turistiche,  non sembrerebbe che si tratti dello stesso paese, che con un tasso di disoccupazione alle stelle, e un settore finanziario vicino al collasso, si prepara a chiedere aiuti all’Europa per il suo salvataggio.



, ,

By  -        
Turistagratis è un comparatore di ricerca voli lowcost e hotel. Inoltre ci teniamo a darvi ogni giorno informazioni utili e articoli su destinazioni turistiche e consigli di viaggio, per farvi viaggiare in modo economico e del tutto sicuro.



Non perderti nemmeno un articolo

Vuoi restare sempre informato sulle ultime offerte e notizie per viaggiare lowcost?
Iscriviti Gratis alla nostra newsletter: